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 <title>Poeti e poetastri - </title>
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 <description>consigli e stroncature per chi ama la poesia </description>
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 <title>Le Costellazioni spente di Aldo Nove</title>
 <link>http://www.poetastri.com/?q=node/117</link>
 <description>&lt;div class=&quot;flexinode-body flexinode-2&quot;&gt;&lt;div class=&quot;flexinode-textarea-9&quot;&gt;&lt;div class=&quot;form-item&quot;&gt;
 
  &lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
    &lt;p&gt;Accesi nella nostra curiosità dai versi che si stagliano sull&#039;elegante copertina bianca della collana di poesia Einaudi (&amp;quot;&lt;em&gt;Perché ci fa paura quando dicono / le pietre cosa siamo ancora prima / di noi&amp;quot;&lt;/em&gt;&lt;span style=&quot;font-style: normal;&quot;&gt;), ci siamo addentrati nell&#039;ultima silloge poetica di Aldo Nove,&lt;/span&gt; &lt;em&gt;A schemi di costellazioni&lt;/em&gt;&lt;span style=&quot;font-style: normal;&quot;&gt;. La speranza, naturalmente, era che quella miccia innescasse un fuoco poetico compiuto, dirompente, vero. Nel caso di Nove, si sarebbe trattato di una bruciante novità.&lt;/span&gt;
    &lt;br /&gt;
    Il libro è ricco di suggestioni artistiche, molte sono le dediche: da Arnaldo Pomodoro a Mimmo Paladino, per citare i nomi più noti. Una nota dell&#039;Autore precisa che il nucleo del testo nasce dal confronto con l&#039;arte di alcuni amici &amp;quot;e in omaggio a maestri defunti&amp;quot;. I maestri vengono scritti in minuscolo, anche se talvolta sono maiuscoli davvero (Lucio Fontana, Yves Klein); ma non bastano certo, da soli, a generare il misterioso cortocircuito della Poesia. Né si rivela più utile Marx, nemmeno se brani  del Capitale vengono utilizzati per essere interpolati all&#039;interno di qualche sonetto (&amp;quot;&lt;em&gt;il mezzo di circolazione in quanto&lt;/em&gt; &lt;span style=&quot;font-style: normal;&quot;&gt;/&lt;/span&gt; &lt;em&gt;essere emesso nella quantità&lt;/em&gt; &lt;span style=&quot;font-style: normal;&quot;&gt;/ artificiosamente&lt;/span&gt; &lt;em&gt;dall&#039;incanto&lt;/em&gt; &lt;span style=&quot;font-style: normal;&quot;&gt;/&lt;/span&gt; &lt;em&gt;del Capitale&lt;/em&gt; &lt;span style=&quot;font-style: normal;&quot;&gt;non è l&#039;aldilà&amp;quot;). &lt;/span&gt;
    &lt;br /&gt;
    Grandi ambizioni, dunque. Tuttavia una scintilla, magari pure artificiale, non sempre costituisce un principio di fuoco, come del resto abbiamo presto constatato imbattendoci in versi ossessionati dall&#039;idea di andare a capo in modo da stupire qualche lettore di bocca (molto) buona: &amp;quot;&lt;em&gt;Ma più lontano / l&#039;eco delle parole, / e che non bastano, da / sole / nel sole (...)&lt;/em&gt;&lt;span style=&quot;font-style: normal;&quot;&gt;&amp;quot;. Del resto, lo spiega la quarta di copertina: &amp;quot;i fuochi centrali del libro sono la dimensione cosmica dell&#039;esistenza e le ferite dell&#039;individuo che vorrebbe parteciparvi, la fenomenologia del dolore umano, il ruolo dell&#039;arte e della poesia&amp;quot;.&lt;/span&gt;
    &lt;br /&gt;
    Ma il fatto è che il fuoco non pesa granché, e questo non è affare da poco, nel nostro caso: perché nel libro non esiste nulla, davvero nulla, che possa fungere da contrappeso a certi passaggi ingiustificati e ingiustificabili. Prendiamo, ad esempio, il melologo intitolato &lt;em&gt;Parla Persefone&lt;/em&gt;&lt;span style=&quot;font-style: normal;&quot;&gt;, diviso in sei sezioni. In particolare, leggiamo per intero la quarta, scusandoci per il tempo che faremo perdere al lettore che intendesse seguirci fino alla fine: &amp;quot;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;Ascolta&lt;/em&gt;&lt;span style=&quot;font-style: normal;&quot;&gt;&amp;quot;. Ascolta, e basta. Neanche si fa sera. Un solo verso (verso?) isolato in una pagina, così gratuito che persino il povero compilatore della quarta di copertina si è sentito in dovere di precisare che &amp;quot;Il libro alterna forme chiuse e aperte, nel segno di un respiro controllato o tanto ansimante da spegnersi in frammenti di frase, in singole parole alonate di faticoso silenzio&amp;quot;. Un&#039;excusatio non petita clamorosa, ma del tutto comprensibile: per cose del genere, a cinema e a teatro c&#039;è chi, giustamente, reclama il rimborso del biglietto. E lo fa ad alta voce, altro che&lt;/span&gt; &lt;em&gt;faticoso silenzio&lt;/em&gt;&lt;span style=&quot;font-style: normal;&quot;&gt;. A parte questo, va sottolineata la capacità di Nove di far sembrare&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-style: normal;&quot;&gt;logorroico&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-style: normal;&quot;&gt;Ungaretti, piazzando inoltre ottimi punti nella battaglia per reintrodurre a scuola lo studio mnemonico, integrale, dei testi poetici. Pochi studenti, ne siamo certi, si opporrebbero a consimili sforzi intellettuali. Le fiamme, dunque, si placano un po&#039;, anche perché la materia poetica di cui è fatto il libro pare completamente ignifuga.&lt;/span&gt;
    &lt;br /&gt;
    Ormai forti dell&#039;indispensabile supporto critico della quarta di copertina, apprendiamo inoltre che le parole di Nove &amp;quot;sono sistole e diastole di un unico pulsare, in cui pacata razionalità e delirio sembrano appartenere a una stessa natura poetica&amp;quot;. E qui immaginiamo che l&#039;eroico compilatore si sia certamente sentito in dovere di giustificare in qualche modo undici quartine memorabili nella loro sciatteria letteraria (&amp;quot;&lt;em&gt;il dolore dell&#039;inizio / il dolore dell&#039;ospizio / il dolore dell&#039;indizio / il dolore dell&#039;orifizio&lt;/em&gt;&lt;span style=&quot;font-style: normal;&quot;&gt;&amp;quot;). E&#039; verosimile che, di fronte a un prodotto così scadente (&amp;quot;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;il dolore dell&#039;amore / il dolore del rumore / il dolore del dolore / il dolore del cuore&lt;/em&gt;&lt;span style=&quot;font-style: normal;&quot;&gt;&amp;quot;) qualunque lettore appena sensibile abbia, per la prima volta, fatto ciò che non avrebbe mai immaginato di fare: pregare di gran cuore perché si compia al più presto, e per intero, la rivoluzione digitale (&amp;quot;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;il dolore della mattina / il dolore che sconfina / il dolore della bambina / il dolore della Cina&lt;/em&gt;&lt;span style=&quot;font-style: normal;&quot;&gt;&amp;quot;). Perché è davvero un peccato mortale produrre carta per poi riempirla in modo così inutile (&amp;quot;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;il dolore della sera / il dolore della bandiera / il dolore della nera / il dolore della pera&lt;/em&gt;&lt;span style=&quot;font-style: normal;&quot;&gt;&amp;quot;). Il dolore è anche quello di sentir chiamare &amp;quot;poesia&amp;quot; l&#039;opera riempifoglio di chi, adolescente, cerca magari di far passare l&#039;ora di filosofia mentre la professoressa interroga (&amp;quot;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;il dolore delle bottiglie / il dolore delle biglie / il dolore delle stoviglie / il dolore delle triglie&lt;/em&gt;&lt;span style=&quot;font-style: normal;&quot;&gt;&amp;quot;), oppure, senescente, attende paziente il proprio turno dal medico e ha finito di risolvere tutta, ma proprio tutta, la Settimana Enigmistica (&amp;quot;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;il dolore degli incisivi / il dolore degli ulivi / il dolore degli arrivi / il dolore dei sostantivi&lt;/em&gt;&lt;span style=&quot;font-style: normal;&quot;&gt;&amp;quot;). Il fuoco, se mai si è acceso, pare in fine morto del tutto.&lt;/span&gt;
    &lt;br /&gt;
    Nessun grande incendio, dunque. Giusto un po&#039; di cenere, questo sì. A ben vedere, non si tratta di una conclusione sorprendente per Aldo Nove, alias Antonio Centanin, figlio di Viggiù. Terra di goffi pompieri, non proprio di veri, consapevoli, incendiari.&lt;/p&gt;

    &lt;p&gt;------------
    &lt;br /&gt;
    Cuore e dolore,
    &lt;br /&gt;
    dolore e amore -
    &lt;br /&gt;
    Nove, solo rumore.&lt;/p&gt;
  &lt;/div&gt;

&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;flexinode-textarea-13&quot;&gt;&lt;div class=&quot;form-item&quot;&gt;
 
&lt;small&gt;&lt;strong&gt;Articolo di&lt;/strong&gt; Stefano La Notte&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt; &lt;/span&gt;del&lt;/strong&gt; 6 giugno 2010 &lt;strong&gt;per&lt;/strong&gt; Poetastri.com&lt;/small&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</description>
 <category domain="http://www.poetastri.com/?q=taxonomy/term/334">Nove, Aldo 5</category>
 <pubDate>Sun, 06 Jun 2010 20:09:28 +0200</pubDate>
</item>
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 <title>L&#039;ultima burla di Edoardo Sanguineti</title>
 <link>http://www.poetastri.com/?q=node/115</link>
 <description>&lt;div class=&quot;flexinode-body flexinode-2&quot;&gt;&lt;div class=&quot;flexinode-textarea-9&quot;&gt;&lt;div class=&quot;form-item&quot;&gt;
 
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Sanguineti era uno di quegli intellettuali che negli anni Sessanta teorizzavano la scrittura pur di non imparare a praticarla. Insieme ad Angelo Guglielmi fu uno degli esponenti di punta del neoavanguardistico Gruppo 63, con la differenza che Guglielmi ci avrebbe dato la Raitre dei tempi d’oro, mentre Sanguineti si sarebbe dedicato a insegnare quell’italiano che per lui aveva senso così: &lt;em&gt;“Eppure, io sono un supermaschietto: / se occorre, anche con gli alluci io ti fotto: / in una fica, il mio fico è un raschietto // ho un fico molto fico, ecco, e fa effetto: / ma a fottifotti, lo ammetto, si è rotto: / è con due pugni ormai che do diletto”&lt;/em&gt; (da &lt;em&gt;Mikrokosmos&lt;/em&gt;, ed. Feltrinelli).&lt;br /&gt;
Sanguineti sosteneva l’organicità dell’intellettuale, quindi l’inevitabilità che l’atto artistico si traduca in atto sociale. Ecco alcuni suoi versi che, all’insaputa di Gramsci, rappresentano cosa egli intendesse per atto artistico-quindi-sociale: “TOrri, TOrtelli, TOtani, TOssine / NIcchiano NIdi, NInnano NInfetti, / NOn NOminando NOtti NOvembrine // CONtrastano CON CONcavi CONfetti / TEste TEatrose, TEnere TErrine:” (da Il gatto lupesco, ed. Feltrinelli).&lt;br /&gt;
In un soprassalto di poesia, l’anno scorso il garante per le telecomunicazioni Corrado Calabrò ha immortalato i versi di Sanguineti con questo distico: &lt;em&gt;“Privo di senso e saputo, / come le nonpoesie di Sanguineti”&lt;/em&gt; (da &lt;em&gt;La stella promessa&lt;/em&gt;, ed. Mondadori). Forse si riferiva all’omaggio che Sanguineti dedicò a Pascoli: &lt;em&gt;“Io ti farò cucù e curuccuccù, ragazzina lavandarina, se mi bacia il tuo bacio | a chi vuoi tu: ti farò reverenza e penitenza, questa in giù quella in su, | suppergiù: e tra i tonfi dei miei gonfi fazzoletti poveretti, ti farò, con le mie pene | cantilene e cantilene…”&lt;/em&gt; (op. cit.).&lt;br /&gt;
Sanguineti lavorava anche per il teatro. Proprio in questi giorni, all’insaputa di Euripide, va in scena al Teatro Greco di Siracusa la traduzione sanguinetiana dell’Ippolito/Fedra. Ogni sera, l’attrice Elisabetta Pozzi e il regista Massimo Castri, bravissimi, cercano di rendere recitabili o almeno comprensibili passi come: &lt;em&gt;“Ma noi – i giovani, infatti, non sono da imitare, / che pensano così – come conviene, a schiavi, dire”&lt;/em&gt;. Secondo Sanguineti, questo shangai di parole equivarrebbe a “grecizzare l’italiano”. Grecizzando grecizzando, i personaggi di Euripide finiscono anche per dire cose strane – per esempio quando trasformano in dovere (&lt;em&gt;“gli dèi, infatti, padroni bisogna chiamarli”&lt;/em&gt;) quella che per Euripide, all’insaputa di Sanguineti, era una scelta. Il che, in una tragedia greca, fa un certo effetto.&lt;br /&gt;
Adesso Sanguineti non c’è più. Che dire? &lt;br /&gt;&lt;/p&gt;

&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;flexinode-textarea-13&quot;&gt;&lt;div class=&quot;form-item&quot;&gt;
 
&lt;small&gt;&lt;strong&gt;Articolo di&lt;/strong&gt; Sergio Claudio Perroni&lt;strong&gt; del&lt;/strong&gt; 19 maggio 2010&lt;/small&gt;&lt;small&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt; &lt;/span&gt;&lt;strong&gt;per&lt;/strong&gt; Libero&lt;/small&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</description>
 <category domain="http://www.poetastri.com/?q=taxonomy/term/332">Euripide</category>
 <category domain="http://www.poetastri.com/?q=taxonomy/term/333">Guglielmi, Angelo</category>
 <category domain="http://www.poetastri.com/?q=taxonomy/term/331">Sanguineti, Edoardo 6</category>
 <pubDate>Thu, 20 May 2010 10:31:18 +0200</pubDate>
</item>
<item>
 <title>La sorpresa in versi di Veltrone l&#039;Africano</title>
 <link>http://www.poetastri.com/?q=node/114</link>
 <description>&lt;div class=&quot;flexinode-body flexinode-2&quot;&gt;&lt;div class=&quot;flexinode-textarea-9&quot;&gt;&lt;div class=&quot;form-item&quot;&gt;
 
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Sarà perché qui parla di cose che sente davvero, come il
calcio; e non di quel che sente di dover sentire, come nei romanzi e nei
comizi. Sarà perché manca da tempo dalla ribalta politica, quindi si lascia
leggere senza che in filigrana incomba la sua figura di ossimoro vivente –
comunista ma yankee, buoneggiante ma astioso, primo della classe ma plurirespinto.
Fatto sta, caro lettore, che se compri &lt;em&gt;Quando cade l’acrobata entrano i
clown &lt;/em&gt;&lt;span style=&quot;font-style: normal;&quot;&gt;(Einaudi), ennesima prova letteraria
di Walter Veltroni, resterai deluso soltanto se speri di trovarvi occasione di
ludibrio, come per le sue opere di narrativa. Perché qui l’indimenticato
doppiatore di Rino Tacchino non solo si cimenta con la poesia, ma lo fa
sorprendentemente bene.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Veltroni traduce in&lt;span&gt;&amp;nbsp;
&lt;/span&gt;poema civile il disastro colposo dell’Heysel, che uccise 39 tifosi e ne
ferì 600 durante una finale di Coppa a Bruxelles. Comincia descrivendo i
supporter juventini – e se stesso tra loro – che affluiscono pacifici e
festosi, come&lt;span&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;“una specie di
legione straniera di brave persone”, sugli spalti dello stadio fatale. Poi
illustra con versi di inattesa asciuttezza i prodromi del disastro:
dall’involontaria e funesta contiguità fisica coi tifosi avversari, belluini e
maneschi, all’impossibilità di arginarne l’urto sanguinario (&lt;em&gt;“Noi non siamo uno
scoglio, siamo un lungomare… / siamo bagnanti in un terremoto”&lt;/em&gt;). Infine
approda, senza quasi perdere compostezza nel verso e negli accenti, alla
descrizione della tragedia avvenuta, indugiando su figure struggenti – come la
figlia di un ferito che lo guarda muta, quasi volesse implorarlo di cancellare
l’accaduto e farla tornare a &lt;em&gt;“quando tutto era normale, / prima che lei
diventasse capofamiglia di un padre svenuto”&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;Certo, qua e là (oltre a qualche desolante svarione, come i
capelli “riavviati”) disturba l’impostazione amatoriale del poetare: le
fuorvianti maiuscole in capo al verso, certi sgambetti di strofa che rompono il
senso. Ma sono inciampi da poco, specie se confrontati con la produzione degli
altri VIP prestati alla poesia, incapaci di padroneggiarne la forma e
inchiodati alla lagna di amori anagraficamente asimmetrici, quindi sfigati. E
forse a salvare Veltroni è proprio questo: abbastanza anziano da sentire il
richiamo della poesia, ma troppo giovane per dedicarla a ninfette riottose,
anziché cantare amori senili canta il vero amore della sua vita: quello
pre-maturo per il calcio. E se ogni tanto fa capolino Veltrone l’Africano col
suo facile moraleggiare ex post, è anche qui roba da poco: schegge di
farisaismo che a malapena si notano nel flusso sincero, quindi efficace, di un
racconto così sentito da generare belle immagini e perfino suoni di autentica
poesia. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;––––––––––––&lt;br /&gt;In Africa no&lt;br /&gt;né a Palazzo Chigi.&lt;br /&gt;In Arcadia Uòlter.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;

&lt;!--EndFragment--&gt;

&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;flexinode-textarea-13&quot;&gt;&lt;div class=&quot;form-item&quot;&gt;
 
&lt;small&gt;&lt;strong&gt;Articolo di&lt;/strong&gt; Sergio Claudio Perroni&lt;strong&gt; del&lt;/strong&gt; 16 maggio 2010 &lt;strong&gt;per&lt;/strong&gt; Libero&lt;/small&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</description>
 <category domain="http://www.poetastri.com/?q=taxonomy/term/330">Veltroni, Walter</category>
 <pubDate>Sun, 16 May 2010 17:35:36 +0200</pubDate>
</item>
<item>
 <title>L&#039;Almanacchio: la casta dei versi s&#039;incensa da sola</title>
 <link>http://www.poetastri.com/?q=node/111</link>
 <description>&lt;div class=&quot;flexinode-body flexinode-2&quot;&gt;&lt;div class=&quot;flexinode-textarea-9&quot;&gt;&lt;div class=&quot;form-item&quot;&gt;
 
&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Quella dello Specchio è stata per anni una delle collane di poesia più importanti d’Europa. Poi ha smesso. Ed è diventata una vetrina per poetucoli, allestita da due vetrinisti all’altezza. Una ribalta per verseggiatori da diporto, in mezzo ai quali capita anche qualche poeta vero – felice evento, ma così raro da immaginarlo dovuto più alla legge dei grandi numeri che ai vetrinisti. Pura chimera, quindi, aspettarsi di trovare nell’&lt;em&gt;Almanacco dello Specchio &lt;/em&gt;(Mondadori) il meglio della poesia italiana dell’anno; o, se non il meglio, anche solo un po’ di poesia; o, se non proprio poesia, almeno un tentativo, un afflato che un giorno, chissà, possa trasformarsi in poesia. &lt;br /&gt;E così, tranne qualche svogliata eccezione giusto per confermare la regola, anche quest’anno lo specchio dell’Almanacco riflette perlopiù le immotivate vanità di una combriccola di poetastri. Quelli che durante l’anno si puntellano recensendosi a vicenda, premiandosi a vicenda,&amp;nbsp; pubblicandosi a vicenda, prefacendosi a vicenda, incensandosi a vicenda. E a fine anno confluiscono in questo allegro almanacco del verso di scambio. Nel quale un membro del comitato di lettura, Biancamaria &lt;strong&gt;Frabotta&lt;/strong&gt;, recensisce il “libro assai bello oltre che importante” di uno dei due curatori, Maurizio &lt;strong&gt;Cucchi&lt;/strong&gt;. E un altro membro del comitato di lettura, Alberto &lt;strong&gt;Bertoni&lt;/strong&gt;, recensisce l’altro curatore, Antonio &lt;strong&gt;Riccardi&lt;/strong&gt;; per poi, non pago, recensire pure la suddetta Frabotta, la quale recensisce a propria volta un terzo membro del comitato di lettura, Mario &lt;strong&gt;Benedetti&lt;/strong&gt;. Che almeno, in questa ronde del verso cariato, è un poeta vero (&lt;em&gt;“A Brest è piovuto una volta per sempre. | Un viso, una corsa sono stati amati per sempre, per sempre. | Ti guardo dalla sabbia che sembra non finire nemmeno lì dove sei”&lt;/em&gt;), mentre gli altri sono appena un po’ meglio di Cucchi, così impoetico da&amp;nbsp; perpetrare versi come &lt;em&gt;“mi infilo nel portafogli del mio letto | come una carta d’identità scaduta”&lt;/em&gt; o &lt;em&gt;“amo, del resto, questa mia fronte spaziosa”&lt;/em&gt; .&lt;br /&gt;È dunque una festicciola di soliti noti, questo Almanacchio: un party tra compagni di faccende, un Cafonal in versi. E le occasioni poetiche sono così rare e bistrattate da sembrare ospiti sgradite. Bistrattati sono i bei versi di Milo &lt;strong&gt;De Angelis&lt;/strong&gt; (&lt;em&gt;“Ecco l’acrobata della notte, il corpo | senza nulla, un’incisione | nell’aria, un puro scoccare | di fosfori”&lt;/em&gt;), di Marco &lt;strong&gt;Santi&lt;/strong&gt; (&lt;em&gt;“E sento il soffio di cenere sfiatare nel camino, | nell’altra storia di noi conclusa”&lt;/em&gt;) e pochi altri, annegati in un chiasso di inediti che avrebbero fatto meglio a rimaner tali (uno per tutti, di tal Giovanni &lt;strong&gt;Orelli&lt;/strong&gt;: &lt;em&gt;“Ha poi lasciato il tutto a mia madre | e lei a me: liti così stanno bene. È vero.”&lt;/em&gt;). &lt;br /&gt;Bistrattati sono gli inediti del povero &lt;strong&gt;Bigongiari&lt;/strong&gt; affidati ad Andrea &lt;strong&gt;Kerbaker&lt;/strong&gt;, assurto a dignità accademica dopo aver gestito un tanto generoso quanto vago progetto culturale della Telecom tronchettiana. Bistrattata è Mary &lt;strong&gt;Tolusso&lt;/strong&gt;, usata non per poetare bensì per… intervistare sulla poesia un attore – roba che manco &lt;em&gt;Vanity Fair&lt;/em&gt;. Bistrattate sono soprattutto le poesie di &lt;strong&gt;Carpi&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;D’Agostino&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Miti&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Loreto&lt;/strong&gt; e altre poetesse quasi tutte di rango, che una mentalità rozza e guasta ha rinchiuso, quasi a voler espiare il pregio di averle selezionate, in un’“antologia al femminile”: una riserva muliebre, un’enclave per signore. Occorre stanziare quote rosa anche nel salone della poesia, la più femmina delle arti? Non è semmai il maschio, soprattutto in questo secolo, soprattutto in Italia, a farvi spesso la figura dell’imbucato? &lt;br /&gt;Per rendersene conto basterebbe confrontare i versi straordinari di queste autrici, alcune poco più che trentenni, con quelli dei “giovani autori” che secondo il duo Riccardi/Cucchi dovrebbero rappresentare “la vitalità della nostra poesia d’oggi”: si va dagli attacchi di metaforite incontrollata (&lt;em&gt;“spalancate i pori | delle mani alla bocca del giorno”&lt;/em&gt;) alla più imperterrita e sorda impenetrabilità (&lt;em&gt;“ti avvolgi più stretta la folla intorno | la bocca nel rumore dei viali”&lt;/em&gt;), tipiche affezioni poetastre sin dalla notte dei tempi. &lt;br /&gt;Al confronto, sembra &lt;em&gt;gggiovane&lt;/em&gt; perfino Nanni &lt;strong&gt;Balestrini&lt;/strong&gt;, che ancora a settant’anni cerca di fare il poeta di rottura, dedicandosi un autoritratto (anzi, un “autopsicoritratto”) che riesce a non peccare di vanità solo perché non vi si capisce un’acca (&lt;em&gt;“le associazioni d’immagini | e di idee si svolgono | in una cadenza aritmica provocando | impulsi e inibizioni | che contrastano tra loro”&lt;/em&gt;).&lt;br /&gt;Bistrattata è insomma la poesia in sé, da questi baldi dioscuri dell’Almanacco, instancabili professionisti dell’antipoesia. D’altronde è difficile aspettarsi altro da chi ha il coraggio di ospitare un “saggio” in cui il sacro nome di &lt;strong&gt;Baudelaire&lt;/strong&gt; viene accostato – e per ben tre volte – a quello dell’autore di questi versi: &lt;em&gt;“lei, ansiogenata nello sbando quot. | sagoma interlux, dita di rosmarino | narrabile alle amiche, si fa sottomarino”&lt;/em&gt;. Autore che si chiama Giancarlo &lt;strong&gt;Majorino&lt;/strong&gt;, e che, ovviamente, fa parte anche lui del comitato di lettura dell’Almanacco. Degno suggello a questo sodalizio di nulla.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;flexinode-textarea-13&quot;&gt;&lt;div class=&quot;form-item&quot;&gt;
 
&lt;small&gt;&lt;strong&gt;Articolo di&lt;/strong&gt; Sergio Claudio Perroni&lt;strong&gt; del&lt;/strong&gt; 20 marzo 2010 &lt;strong&gt;per&lt;/strong&gt; Libero&lt;/small&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</description>
 <category domain="http://www.poetastri.com/?q=taxonomy/term/311">Balestrini, Nanni 3</category>
 <category domain="http://www.poetastri.com/?q=taxonomy/term/312">Benedetti, Mario jr 2</category>
 <category domain="http://www.poetastri.com/?q=taxonomy/term/313">Bertoni, Alberto</category>
 <category domain="http://www.poetastri.com/?q=taxonomy/term/314">Bigongiari, Piero</category>
 <category domain="http://www.poetastri.com/?q=taxonomy/term/315">Carpi, Annamaria</category>
 <category domain="http://www.poetastri.com/?q=taxonomy/term/316">Cucchi, Maurizio 8</category>
 <category domain="http://www.poetastri.com/?q=taxonomy/term/317">D&#039;Agostino, Azzurra  2</category>
 <category domain="http://www.poetastri.com/?q=taxonomy/term/318">De Angelis, Milo 2</category>
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 <category domain="http://www.poetastri.com/?q=taxonomy/term/320">Kerbaker, Andrea</category>
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 <pubDate>Mon, 22 Mar 2010 16:44:21 +0100</pubDate>
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