Poetastri 2003-2005: tre anni di versi

Ci sono proprio tutti: dai poeti per sentimento a quelli per sentito dire, dunque da Magrelli e Raboni a Sanguineti e Rondoni; da Szymborska e Lo Russo a Carmen Llera e Toni Maraini. Ci sono perfino insospettabili come Maurizio Costanzo, Silvana Giacobini, il cantante Mango, il neo-garante delle telecomunicazioni Calabrò
Per farla breve: chiunque in Italia abbia pubblicato versi (quindi ogni singolo italiano o giù di lì) negli ultimi tre anni s’è ritrovato a passare per il setaccio, e talvolta per la gogna, di Poetastri, la rubrica quindicinale del Foglio dedicata a “consigli e stroncature per chi ama la poesia”.
Appassionato, ironico, spesso esilarante (vedi le ripetute stroncature a Sebastiano Grasso e gli haiku che suggellano ogni recensione), Poetastri ha segnato in questi anni il felice ritorno a un modo di fare critica chiaro e diretto; un modo papiniano, incurante dell’establishment letterario e interessato piuttosto a comunicare al lettore l’entusiasmo o il disgusto per le opere recensite: l’esatto contrario di quei troppi critici italiani che, fra autore e lettore, preferiscono non dispiacere mai il primo, a costo di tradire sistematicamente il secondo al fine di tenersi buono quel fondamentale terzo che è l'editore.
Anche per questo, e nonostante l’asserita impopolarità del tema, Poetastri ha avuto spesso occasione di creare dibattito, rimbalzando dalle colonne caustiche del compianto “Parolaio” (La Stampa) a quelle mordaci di Dagospia, dalle rubriche alate del Domenicale (Il Sole 24 Ore) a quelle pedestri di Chi. E di guadagnarsi una lusinghiera citazione nella bella inchiesta di Enzo Golino (Repubblica) sul risorgente interesse per la poesia in Italia.